Trama:
La morte di Luca, ucciso in seguito ad un attentato terroristico, getta
nello sconforto il suo compagno Paolo, dolore acuito dal fatto di essere gay
e dover lottare contro i pregiudizi altrui.
Recensione:
Abruzzese, nato a L'Aquila nel '66, Andrea Adriatico, già regista teatrale
ed autore di corti, si cimenta con il suo primo lungometraggio con un tema
difficile e rischioso: quello del dolore e della disperazione per la morte
di una persona cara. Affronta il film con un piglio al quale cerca di dare
una voce originale. L'uso frequente del piano sequenza (la descrizione del
duplice omicidio fino all'arrivo dei soccorsi, ne è un ottimo esempio),
l'accurata fotografia caratterizzata da una forte sgranatura e
dall'alternarsi di luci ed ombre, l'utilizzo dei momenti di silenzio che
fanno da contrappunto ad i costanti rumori di sottofondo, sono tutte
testimonianze di una cifra stilistica ben presente e consapevole. Il film di
Adriatico rimane comunque un buon prodotto che tra i suoi aspetti positivi
può annoverare anche la convincente interpretazione di Corso Salani che
offre la sua faccia scarnificata ad un personaggio difficile ma di spessore.
Da notare anche la bella canzone finale "Dal Mondo" cantata da Giovanni
Lindo Ferretti (fondatore dei CCCP - Fedeli alla linea e dei CSI - Consorzio
Suonatori Indipendenti) che nel film impersona un notturno lanciatore di
freccette. Bologna, "Marco", il nome del politico ucciso, il riferimento a
Marco Biagi - trucidato dai terroristi due anni fa - è chiaro ed esplicito.
Il film vuole anche essergli un omaggio.
"Presentato come un film sul caso Marco Biagi perché all'inizio si assiste a
un assassinio come quello, 'Il vento, di sera' è invece l'analisi di come un
delitto possa a catena devastare le vite di molti. (...) Un film compatto,
serio, mai scandalistico (la relazione gay è normalizzata), recitato con
composta intensità da Corso Salani. Non un film politico ma interiore, che
indaga sui crimini dei casi della vita e sull'amore." (Maurizio Porro, 'Il
Corriere della Sera', 6 febbraio 2004)
"Lanciato come una glossa sul caso Biagi, in realtà il film parte con un
omicidio bolognese simile a quello, ma poi diventa altro, indagando sui
riflessi che ha la morte di un testimone. Così stiamo per una notte in
compagnia del dolore sommerso dell' amico gay della vittima, che tenta
invano di razionalizzare la follia di una morte senza causa. Una notte di
panico, solitudine, con un vano incontro casuale: la vita riemerge all'
alba, smarrita, da un bar. Grazie alla sofferta, introversa misura di Corso
Salani, il regista esprime coerente, in un film di sottintesi e sguardi
intrecciati, la sofferenza individuale ma anche lo show della sofferenza
organizzata dei mass media." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21
febbraio 2004)